Romana, della regione trasteverina, S. Gregorio ci dice che traesse i natali dalla provincia di Norcia, e Papa Zaccaria, commentandolo aggiunse che nascesse come stella mattutina dal paese di Norcia, che era provincia dei Romani. Certo che S. Gregorio e i posteriori scrittori cassinesi, Leone Ostiense e Pietro Diacono, parlando di San Benedetto, con la voce oriundus accennano piuttosto alla patria di origine che di nascita; ma è pur certo che antichissima e costante tradizione attribuisce alla città di Norcia la gloria di aver dato i natali a S. Benedetto e sua sorella gemella Santa Scolastica. Primo a testimoniare tale dato storico è senza dubbio Paolo Diacono che nell’VIII secolo, lo chiama San Benedetto alunno di Norcia, determinando non solo il paese, ma anche la città. Santa Scolastica nacque in un sol parto con San Benedetto.

Sembra che il primo ad affermare ciò sia stato l’abate Tritemio, vissuto nell’XV secolo. Ma di ciò è memoria un sermone di Beda (secolo VIII) intorno a Santa Scolastica e nei versi di Bertario.

Il monaco inglese Beda fa dire alla Santa, quando pregava il fratello a

prolungare gli spirituali colloqui nella notte del miracolo della pioggia:

“Tu non vedevi che tra i confini dell’uterino materno noi avevamo comune la stanza.”

A questo accenna anche Paolo Diacono nei suoi versi in lode della Santa, quando tocca del luogo del sepolcro, che S. Benedetto aveva preparato a se stesso, ed in cui collocò l’estinta sorella:

“Una stessa tomba accolse quelli che furono uniti da una sola volontà e che lo stesso utero ebbe partoriti.”

San Gregorio dice che Scolastica fin dall’infanzia si dedicasse a Dio, e null’altro nella sua vita. La sua decisione fece si, che anche altre donne, con la voglia e l’entusiasmo di seguire gli insegnamenti di S. Benedetto, seguissero la sorella Scolastica e vennero denominate Sanctimoniales Feminae. Queste monache si situarono nei pressi di Montecassino ed erano governate da Scolastica, Abbadessa, sotto la Regola Benedettina. L’istruzione di Scolastica prende però radice nella Campania, nei pressi di Capua Vedere dove vi fu il maggior esempio di Abbadessa, Giustina, che mori il primo novembre del 569.

Fin dai primi anni consacrata a Dio, Santa Scolastica non raggiunse mai il fratello nella solitudine di Subiaco, in cui S. Gregorio non fa parola di santimoniali o monache, ma in Montecassino, donde si spandeva la fama del fratello come legislatore dell’Ordine monastico, più precisamente in quel vicus o terra chiamata Plumbariola. In uno dei carmi del Diacono si dice che la santa presiedesse ed ammaestrasse le monache. Nel IX secolo rende chiara testimonianza l’abate Bertario, cassinese, del monastero di S. Scolastica in un suo sermone, parlando

deimonaci che andarono a premere il corpo. “Giunti sul luogo, egli scrisse, in cui la vergine del Signore, scolastica, abitava e insieme ad altre religiose e sante vergini serviva al signore, le quali essa aveva ammaestrate..”

Solo una volta all’anno a lei era consentito incontrarsi col fratello per un convegno ai piedi del monte nel quale, con continui confronti e colloqui delle cose del cielo si accendevano nel desiderio di correrne la via, a quei tempi non era cosi rigida la clausura delle monache come al presente, e pertanto gli era concesso incontrare San Benedetto, il supremo maestro delle loro anime.

Celebre è il loro ultimo incontro, avvenuto il 6 febbraio 547, poco prima della sua morte, Scolastica chiese al fratello di protrarre il colloquio spirituale fino al mattino seguente, ma Benedetto si oppose per non infrangere la regola.

Allora Scolastica implorò il Signore di non far partire il fratello e scoppiò in un pianto dirotto: subito dopo scoppiò un inaspettato e violento temporale che costrinse Benedetto, che vi riconobbe un miracolo, a rimanere con lei conversando tutta la notte. Gregorio conclude la narrazione dell’episodio affermando: «Poté di più, colei che più amò».

Ancora Gregorio narra che Benedetto ebbe notizia della morte della sorella, avvenuta tre giorni dopo il loro ultimo incontro, “da un segno divino”: vide l’anima della sorella salire in Cielo sotto forma di una bianca colomba. La seppellì nella tomba dove anch’egli fu sepolto, poco più tardi: «come la mente loro sempre era stata unita in Dio, nel medesimo modo i corpi furono congiunti in uno stesso sepolcro».

La sua morte avvenne il 10 febbraio del 547 e ricordiamo la sua memoria ogni anno di questo giorno.

 

di Adelino Di Marino