San Benedetto da Norcia consegna la sua Regola a San Guglielmo da Vercelli fondatore di Montevergine e dei Benedettini Verginiani

 

Guglielmo nacque nel 1085 a Vercelli, in Piemonte, da nobile famiglia cristiana.

All’età di 14 anni rinunciò ai beni materiali e agli onori familiari e intraprese la vita del pellegrino.

Il suo primo pellegrinaggio fu al santuario di San Giacomo di Compostela, qui non depose il bordone (il grosso e lungo bastone con manico ricurvo, usato dai pellegrini) e si rimise in cammino alla volta di Roma, per proseguire poi fino a Gerusalemme, dove non arrivò mai.

Consigliato da Giovanni da Matera ripiegò verso l’Irpinia e si fermò sulla catena montuosa che domina Avellino stabilendosi in una delle sue vette, in un luogo disabitato chiamato Partenio o Monte Virgiliano (1114). Lì trascorse una vita da eremita per alcuni anni e costruì con l’aiuto di vicini una piccola casa. Fu poi raggiunto da alcuni fedeli, tra cui sacerdoti, che costruirono le celle e parteciparono alla costruzione di una chiesa dedicata alla Vergine nel 1124, e in seguito un monastero che fu chiamato da Guglielmo di Montevergine (o Monte Vergine). Da qui ebbe origine la Congregazione verginiana dell’Ordine di San Benedetto (unita nel 1879 a quella cassinese della primitiva osservanza).

Ben presto la sua fama si diffuse, molti furono attratti dalla sua vita virtuosa e di preghiera per ascoltare la divina Parola e le sue profonde ed incoraggianti riflessioni. Alcuni, affascinati da quel tenore di vita vollero restare con lui.

Guglielmo si era fatto promotore di una vita semplice, tendenzialmente eremitica e con una spiccata preferenza per il lavoro manuale trascurando quella che era una pratica comune durante il Medioevo nei monasteri, ovvero la realizzazione e conservazione dei manoscritti.

Montevergine fu il primo monastero dei tanti costruiti in tutta l’Italia meridionale. Per quanto riguarda il tenore di vita monastica Guglielmo si rifà alla “Regula Sancta”, limpida sorgente di vita.

Successivamente fondò molti altri monasteri della stessa regola, ma rimase pressoché stabilmente in Goleto.

Morì il 24 giugno 1142 e non il 25, come testimoniato con tutta certezza il testo della Leggenda “de vita et obito Sancti Guglielmi confessoris et heremite”. Il suo corpo è rimasto in Goleto fino al 2 settembre 1807, allorché fu trasferito a Montevergine per ordine del re di Napoli Gioacchino Murat.

Canonizzato nel 1785 da Papa Pio VI, fu proclamato “Patrono Primario dell’Irpinia” da Papa Pio XII il 25 giugno 1942.

Ricordiamo il Santo quando in occasione della ricognizione scientifica delle sue reliquie, nel corso degli anni ’60, sostò per alcuni mesi presso il nostro Istituto:

Dalla cronaca delle Suore Benedettine di Montevergine in Mercogliano 

29 ottobre 1966

“Fin dalle prime ore del mattino la Comunità, le educande, le orfane sono in animazione perché nel pomeriggio dovrà essere da noi accolta la cassetta che racchiude le sacre ossa del N. S. Padre Guglielmo e rimarrà nella nostra Cappella finchè non si farà la ricognizione scientifica di tutte le ossa. Alle ore 15,10 il Rev. P. Abate arriva in macchina portando con sé da Montevergine la cassetta di piombo che viene collocata sopra una portantina alla Cappella ove è stato preparato un decoroso tronetto. Si forma la processione: orfane-educande, Suore cantando l’inno: “A Vercelli tu vedi la luce” si avviano alla provvisoria Cappella (che è stato un locale adibito a dormitorio delle orfane); poi arrivate sul posto si canta l’antifona dei secondi Vespri di san Guglielmo col Magnificat; seguì l’inno “O decus..” e in ultimo il Rev. P. Abate canta l’oremus del Santo e si lascia la Cappella. E’ stata una gioia grande per noi il dover tenere con noi per un tempo piuttosto lungo il sacro deposito delle ossa di S. Guglielmo e se ne ringrazia sentitamente il Cielo ed il Rev. Presule di tale dono. La Rev. M. Priora à disposto che ogni giorno, dopo il Vespro venga cantato ad onore del Santo l’inno “O decus clarae” e nel primo giorno libero anche la S. Messa votiva di S. Guglielmo.”

9 gennaio 1967

“Improvvisamente nelle prime ore del pomeriggio ci è giunta una telefonata da M.V. che sarebbe giunto fra poco il reliquiario contenente il cranio di S. Guglielmo portato da due Padri di Montevergine: Il Padre Vicario D. Carlo Rabasca e il Padre D. Fausto. La M. Priora subito à dato avviso e tutte: Suore educande, e orfane si sono recate alla porteria e dopo poco è giunta la macchina portante il sacro teschio. Processionalmente tutte si sono recate in Cappella, dove è stata data dal Padre Vicario la benedizione col sacro reliquiario e tutte l’ànno poi baciato. Di nuovo si è formata la processione con ceri accesi fino alla porteria per accompagnare la sacra reliquia al canto di inni e dopo nuovamente nell’auto per essere portata all’Abbazia di Loreto, ove unitamente alle sacre ossa del corpo subirà la ricognizione scientifica, che sarà eseguita dal Prof. Lambertini, prof. di anatomia residente in Napoli.”

27 luglio 1968

“Dovendosi trasportare le Sacre Reliquie del nostro S. Padre Guglielmo dall’abazia di Loreto in Mercogliano al Santuario di Montevergine, la nostra Rev M. Priora à potuto ottenere che facessero un po’ di sosta qui da noi per poter venerare, sia pure per brevissimo tempo, queste Sacre reliquie. E alle ore 17 il Rev. P. Vicario D. Carlo Rabasca à fatto portare processionalmente l’urna contenente i resti di S. Guglielmo dalla porteria fino alla Cappella cantando tutte inni al Santo. Giunto il corteo in Chiesa e incensata la S. Urna, cantando, tutte ànno lasciato detta Urna tenendo sempre in mano il cero acceso. Sono state fatte diverse fotografie da conservarsi in archivio. Dopo, sempre inneggiando al Santo Nostro Padre Guglielmo, processionalmente con ceri accesi in mano, la Comunità, le orfane, le bambine della Colonia estiva sono ridiscese in porteria.  Le tre Suore che in tutto il percorso di andata e ritorno dalla Cappella ànno portato l’Urna l’ànno collocata nella macchina che doveva trasportarla a Montevergine nella Cripta dedicata al Nostro S. Padre Guglielmo.”