il 21 marzo si celebra il transito di san Benedetto da Norcia

fondatore del monachesimo d’occidente

San Benedetto, fratello gemello di santa Scolastica, nacque verso nel 480, nella città umbra di Norcia. Il padre Eutropio, figlio di Giustiniano Probo della gens Anicia, era Console e Capitano Generale dei Romani nella regione di Norcia, mentre la madre era Abbondanza Claudia figlia di Diana contessa de’ Reguardati di Norcia; quando ella morì, secondo la tradizione, i due gemellini furono educati dal Padre supportato dalla nutrice Cirilla.

La famiglia di Eutropio era una Comunità d’amore umana e sociale, fraterna e cristiana. I figli erano seguiti, abituati a crescere tra esempi unitari, alla scuola plasmante del sacrificio ed allo studio.

Sul grado raggiunto negli studi a Norcia, come sui maestri che Benedetto poté avere nulla però è possibile dire. Nel periodo adolescenziale in obbedienza all’invito del padre si recò a Roma per completare gli studi di grammatica, di retorica, umanistici con annessi elementi di discipline giuridiche.  Alloggiò, secondo la tradizione, presso parenti Anici. Dove allora c’era l’abitazione oggi c’è un’artistica chiesa detta: San Benedetto in Piscinula, perché situata nelle vicinanze di bagni pubblici. Lui giovane provinciale, giunto alla grande e gloriosa Roma, con i migliori propositi, dopo alcuni giorni si accorse della poca affidabilità dei costumi dei suoi coetanei superficiali e oziosi.

Certo storicamente erano tempi tristi: caduta dell’impero romano d’occidente, sconfinamento dei popoli barbarici che provocavano distruzioni e saccheggi. … Benedetto ne fu ragionevolmente sconvolto. (come narra S. Gregorio Magno nel II libro dei dialoghi)

Dentro di sé maturò l’idea del “Nihil Chisti praeponere” (niente premettere a Cristo), che poi inserì nella sua S. Regola. Per non perdere fede, sapere e formazione, accompagnato da Cirilla si rifugiò ad Affile presso la chiesa Parrocchiale di San Pietro. 

… “E dimorando ivi la balia sua, che per tenerezza l’avia seguito e serviva lo, uno giorno accettò dalle donne vicine un capisteo, per mondare il grano; lo qual capisteo lassando incautamente sopra la mensa, avvenne che cadde e fecesene due pezzi; lo quale quella sua nutrice vedendo così rotto, cominciò fortemente a piangere, specialmente  perché ella l’avea in prestito. E vedendo lo pietoso e religioso fanciullo che ella piangea e avendole compassione, prese lo capisteo rotto e posesi in orazione. E levandosi dall’orazione, trovò lo capisteo sì perfettamente reintegrato che niuno segno di rottura vi rimase; e, consolando la sua nutrice, rendette lo capisteo sano.”…

San Gregorio narra ancora che S. Benedetto Impose a Cirilla di zittire. Ma, la notizia rimbalzò e tutti lo seppero anche il parroco, che espose Il capisteo (vaglio per ripulire il grano dalle scorie). Benedetto che non amava le lodi e la vanagloria abbandonò Cirilla, la casa, i beni paterni, gli studi e si allontanò.

Si ritirò in eremitaggio in una grotta di Subiaco, oggi “Sacro Speco”.

Indossò la melote degli eremiti che gli dette Romano, un eremita anziano e di santa vita.

Lì trascorse un lungo periodo di circa 3 anni nella contemplazione orante di Dio creatore che gli si svelava soprattutto attraverso la preghiera dei salmi. Preghiera, che con sapienza e metodo proporrà nella sua Regola ai monaci; ben spartiti nello spazio temporale di una settimana. Nella sua Regola tutto è calibrato con discrezione. Infatti ritiene opportuno che se si vuole modificare tale disposizione salmica, lo si può fare, come nel secolo scorso hanno fatto i padri Conciliari del Vaticano II, purchè non venga meno lo spirito di fede e di preghiera.                                                                                                                                                                          Quanto detto per la preghiera s. Benedetto lo ritiene valido anche per il lavoro, altro fondamento della sua regola che completa l’ora et labora.

A Proposito del lavoro non solo costruttivo e partecipativo, come operosità, ma accompagnato, anche dal  senso devotamente interiore, collaborativo, con Dio che opera sempre.

Benedetto visse da eremita per circa tre anni fino alla Pasqua dell’anno 500, quando un pio sacerdote, ispirato da Dio, lo cercò, lo trovò e consumarono insieme il pranzo pasquale. Da quel giorno il santo non fu più solo. Lo scoprirono per caso alcuni pastori che passavano per di là. Rimasero edificati dalle sue parole e dall’accoglienza; poi fu un andirivieni sempre più frequente di gente devota, che cercava il maestro. Infine, l’ antirivieni fu continuo di chiunque veniva a conoscenza dei suoi insegnamenti e della sua disciplina. Si andava così delineando il nascere di un nuovo modo di vivere umano e cristiano. Forse in quel nuovo, primo contatto col mondo” prese forma nella mente e nel cuore di San Benedetto l’idea di un nuovo monachesimo.                                              

Infatti con quelli che vollero restare con lui si formarono dei gruppi, delle Comunità per cui furono costruiti ben 12 monasteri ognuno di 12 monaci con proprio abate con funzione e missione di essere un padre per la Comunità, rispecchiando la paternità dell’abbà (la paternità di Dio Padre)                                              

Forse in quel nuovo, primo contatto col mondo” … nacque l’idea di un nuovo monachesimo, che da lui prese il nome di benedettino.                                                                                                                                                                                        

Si formarono dei gruppi, delle Comunità per cui furono costruiti ben 12 monasteri ognuno di 12 monaci con proprio abate, con la missione di essere un padre per la Comunità, rispecchiando la paternità abba (la paternità di Dio Padre proposta da Gesù ).                                                                      

Cominciò così il nuovo monachesimo, ancora oggi, sparso in tutto il mondo.                                                                                  

Un monachesimo, basato sulla preghiera ,il lavoro e la missione. Infatti i primi due  discepoli Mauro e Placido furono inviati il primo in Gallia ed il secondo in Sicilia.

San Gregorio Magno scrisse: “nell’anno stesso in cui doveva morire, annunziò il giorno del suo beatissimo transito ai suoi discepoli, alcuni dei quali vivevano con lui ed altri stavano lontano: Mauro era in Francia,Placido in Sicilia e l’uno e l’altro a propagandar la Regola del Maestro.

Benedetto morì il 21 marzo 547 dopo 6 giorni di febbre fortissima e quaranta giorni circa dopo la scomparsa di sua sorella Scolastica, con la quale ebbe comune sepoltura. Secondo la leggenda devozionale spirò in piedi, sostenuto dai suoi discepoli, dopo aver ricevuto la comunione e con le braccia sollevate in preghiera, mentre li benediceva e li incoraggiava.

Le diverse comunità benedettine ricordano la ricorrenza della morte del loro fondatore il 21 marzo, mentre la Chiesa cattolica ne celebra ufficialmente la festa l’11 luglio (in realtà tradizionale data del suo Patrocinio), da quando Papa Paolo VI con il breve Pacis nuntius ha proclamato san Benedetto da Norcia patrono d’Europa il 24 ottobre 1964 in onore della consacrazione della Basilica di Montecassino. La Chiesa ortodossa celebra la sua ricorrenza il 14 marzo.